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Nel corso del tempo la Fondazione Biblioteca San Bernardino ha ricevuto in dono e in lascito archivi che testimoniano l'attività di frati minori o di altri studiosi impegnati in svariati ambiti culturali. In questa sezione si rendono disponibili  in formato PDF gli inventari di queste raccolte documentarie.

I manoscritti conservati presso la sede della Fondazione sono circa 1.400. Tra questi si ricordano i 16 codici medievali (sec. XIII-XV), gli oltre cento volumi del p. Giangrisostomo Tovazzi (1731-1806) e molti lavori del p. Benedetto Bonelli (1704-1783). In questo fondo è stato inserito anche l'archivio personale del filosofo p. Emilio Chiocchetti (1880-1951).

In biblioteca sono inoltre presenti 220 pergamene (XII-XIX sec.), raccolta che è il risultato non tanto dell'attività dei frati di San Bernardino a Trento, ma piuttosto dell'erudizione sette-ottocentesca di alcuni esponenti dell'ordine.

Al momento è scaricabile in formato PDF l'indice/inventario dei manoscritti

 

 

Da qui si possono scariche in formato PDF le trascrizioni di alcune opere dell'erudito francescano Giangrisostomo Tovazzi (1731-1806).

 

Giangrisostomo Tovazzi nacque il 23 novembre 1731 a Volano da Benedetto Tovazzi detto del Portegal e da Lucia Martinati, quarto dei dieci figli avuti dalla coppia.

Nel 1734, il Tovazzi lasciò la casa paterna per recarsi a Cimone ospite dello zio Aldrighetto che lo aveva battezzato e che era rettore della chiesa locale. Secondo quanto attesta il Tovazzi stesso, è stato durante questo primo soggiorno con lo zio, durato fino al 1744, che prese confidenza con le lettere e la grammatica. Visto il prematuro interesse mostrato dal giovane Giuseppe Andrea per lo studio, sembra logico che nel 1746, dopo aver accompagnato ancora lo zio Aldrighetto nei suoi impegni pastorali nel Padovano, si iscrivesse al pubblico ginnasio di Rovereto. Il Tovazzi studiò nella scuola roveretana con buonissimi risultati, vincendo premi oltre che in storia anche in letteratura.

Nel 1748 maturò l’idea di farsi frate francescano e il primo maggio 1749 venne così accolto nel convento francescano di San Rocco, a Rovereto. L’anno successivo, presso il convento di Santa Maria delle Grazie di Arco (13 maggio 1750) ricevette l’abito francescano e prese il nome di Giangrisostomo, nel 1751, fece la solenne professione religiosa. Nel biennio 1752-1753 venne trasferito presso il convento di Cles, dal quale si recò a Borgo per completare gli studi in filosofia.

Il 20 giugno 1756 Giangrisostomo Tovazzi, a Rovereto, celebrò la sua prima messa.

Dal 1757, tranne un breve soggiorno a Cles nel 1762, il Tovazzi rimase presso il convento di San Bernardino a Trento, dove, a partire dal 1760, collaborò con l’erudito francescano Benedetto Bonelli (1704-1783). In particolare si occupò della revisione e a volte della stesura vera e propria di alcuni parti, quelle a carattere più strettamente documentario, della monumentale opera bonelliana dedicata alla storia della chiesa trentina pubblicata tra il 1760 e il 1765. La collaborazione con il Bonelli andava oltre l’attività storiografica ed infatti il Tovazzi venne incaricato di seguirlo a Mantova, con l’incarico di segretario, in occasione del Capitolo generale dell’ordine, dove il Bonelli doveva intervenire cone Definitore generale. Il Tovazzi venne poi invitato a partecipare al progetto, promosso e coordinato dallo stesso Benedetto Bonelli, di dare alle stampe una nuova edizione critica delle opere di San Bonaventura. La sua collaborazione con il Bonelli però nel 1769 si interruppe. Tra il 1769 e il 1772 il Tovazzi risultò impegnato lontano da Trento, prima a Cles, poi ad Arco, dove ricoprì l’incarico di maestro dei novizi e quindi ancora a Cles, anche in questo caso con l’incombenza di occuparsi dell’educazione dei nuovi entrati nelle fila dell’ordine francescano.

Nel 1773 tornò a Trento, dove rimase fino alla morte e dove gli vennero affidati incarichi via via più prestigiosi ed impegnativi. Nel 1774 divenne confessore delle monache di San Michele, nel 1776, dopo essersi ripreso da un violento attacco di tifo petecchiale, venne nominato Rubricista e Calendarista della diocesi di Trento. Nel 1780 divenne bibliotecario e cappellano dell’infermeria del convento. Nel 1785 dovette trasferirsi a Rovereto in ottemperanza ai provvedimenti imperiali che fissavano un numero prestabilito di frati per ogni convento, ma già l’anno successivo riuscì a tornare a San Bernardino dove tra il 1797 e il 1800 venne eletto guardiano.

Morì il cinque marzo 1806 nell’infermeria del convento di Trento.



Descrizione categoria "Cronache Francescane"

 

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